Appia Antica: i nuovi rinvenimenti promuovono il Geoportale Archeologico

L'Ercole ritrovato nell'Appia Antica
L’Ercole ritrovato nell’Appia Antica

In occasione delle GEP – Giornate Europee del Patrimonio – il Parco Archeologico dell’Appia Antica ha recentemente ospitato, in collaborazione con l’Istituto Centrale per l’Archeologia e l’Università degli studi di Ferrara, Patrimonium InVita evento di presentazione dei nuovi reperti inediti, in mostra sino al 7 gennaio 2024 presso il Casale di Santa Maria Nova (Via Appia Antica 251, Roma).

I rinvenimenti in mostra

Si tratta di importanti rinvenimenti provenienti da due contesti situati tra il I e il II miglio dell’Appia Antica.

Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, ha introdotto i lavori mentre il direttore dell’Istituto Centrale Archeologia Elena Calandra ha fatto il punto della situazione sul Geoportale Nazionale per l’Archeologia (GNA), progetto per la condivisione dei dati scientifici.

Successivamente, spazio ai protagonisti delle ricerche e degli studi cominciando con l’eclatante ritrovamento della statua-ritratto nelle sembianze di Ercole rinvenuta presso Parco Scott alla fine di gennaio 2023, e successivamente esposta nella prestigiosa sede del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, nell’ambito della mostra “L’Istante e l’eternità. tra noi e gli antichi.
Della statua sono stati presentati il contesto, il ritrovamento oltre alle operazioni di restauro. Francesca Romana Paolillo, la funzionaria archeologa che ha diretto lo scavo, ha illustrato le particolari condizioni del ritrovamento; la funzionaria restauratrice Sara Iovine ha invece presentato il complesso intervento di ricomposizione e restauro; infine la studiosa Annarena Ambrogi ha inquadrato culturalmente ed artisticamente l’opera.

L'ara di Caius Ofilius Ianuarius
L’ara di Caius Ofilius Ianuarius

Circa lo scavo archeologico del sito di via Appia Antica 39, aperto dall’Università di Ferrara in regime di concessione del Ministero della cultura, Rachele Dubbini e Fabio Turchetta, direttori dello scavo, hanno esposto il progetto di ricerca portato avanti grazie al laboratorio ECeC – Eredità Culturali e Comunità, mettendo in luce i risultati delle prime due campagne di scavo con l’esposizione di alcuni rinvenimenti esemplari. “L’esposizione – ha aggiunto Dubbini – mostra reperti provenienti da uno scavo ancora agli inizi. E questo è un evento raro, a dimostrazione che il sito di via Appia Antica 39, mai indagato archeologicamente, sta restituendo una stratigrafia intatta e riservando molte sorprese. Un esempio – ha concluso – è l’altare in marmo iscritto, l’ara funeraria di Caius Ofilius Ianuarius, che è stata rinvenuta esattamente nel luogo in cui fu posto in antichità, cioè di fronte all’ingresso di uno dei monumenti funerari in corso di indagine”.

Per Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica: “I nuovi reperti in mostra ci consentono non solo di rilanciare l’esposizione ma soprattutto di sottolineare la ricchezza del patrimonio archeologico sommerso all’interno del territorio del Parco dell’Appia che continua a sorprenderci ogni giorno con nuovi ritrovamenti”.

IL GEOPORTALE NAZIONALE PER L’ARCHEOLOGIA

Elena Calandra ha sottolineato come questo evento sia stata occasione importante per promuovere il Geoportale Nazionale per l’Archeologia, recente fiore all’occhiello del Ministero della cultura “che raccoglie e mette puntualmente su mappa interattiva gli interventi archeologici condotti sul territorio italiano, tra cui anche alcuni dati relativi allo scavo del sito di via Appia Antica 39”.

Il portale, online dallo scorso 10 luglio scorso all’indirizzo https://gna.cultura.gov.it, è nato con l’obiettivo di offrire una carta archeologica dinamica del territorio nazionale, implementabile nel tempo, di accesso libero e di facile consultazione, aperta al riuso e all’integrazione da parte di tutti gli utenti.

Già oggi costituisce il punto di raccolta e condivisione online dei dati esito delle indagini archeologiche condotte sul territorio italiano: obiettivo primario del progetto è la creazione di una carta archeologica dinamica del territorio nazionale. La sua struttura modulare consente la visualizzazione su mappa e la consultazione dei dati provenienti da una pluralità di fonti informative georeferenziate, ognuna con le proprie specificità.

IL PROGETTO DELL’UNIVERSITA’ DI FERRARA

5five-1-scaledIl progetto archeologico nel suo complesso, come accennato, fa capo al laboratorio ECeC (Eredità Culturali e Comunità) dell’Università degli studi di Ferrara.

Il sito è quello del cosiddetto Sepolcro di Geta. Il sito si trova poco fuori le Mura Aureliane, dove la Via Appia Antica supera l’Almone. La campagna di scavo si svolge in un’area finora mai indagata archeologicamente per studiare sul campo i paesaggi di confine, sacro e funerario, nello spazio in cui doveva trovarsi il Santuario di Marte Gradivo.

Il progetto comprende uno scavo archeologico di tipo didattico, dedicato agli studenti Unife, all’interno di un programma più ampio di rigenerazione urbana, diretto da Rachele Dubbini, titolare della cattedra di Archeologia Classica presso l’Università degli studi di Ferrara. Le attività di scavo sono dirette da Fabio Turchetta, della società Archeo.

Il laboratorio di archeologia indaga il paesaggio culturale della via Appia nel corso del tempo, in un luogo critico, dalle forti contraddizioni tra gli interessi pubblici e privati e si fonda sui principi dell’archeologia pubblica: le attività didattiche e di ricerca si svolgono in sinergia con istituzioni e cittadinanza all’insegna di un’archeologia partecipata. L’area in cui si trova lo scavo, di proprietà del Comune di Roma, è stata, infatti, per anni occupata illegalmente da privati e finalmente viene restituita alla comunità tramite queste attività.

Un altro aspetto cruciale di ECeC è l’interdisciplinarietà, con un vero e proprio connubio, all’interno delle varie attività archeologiche, tra archeologia, antropologia, geofisica, architettura, sociologia e scienze della comunicazione.

L’obiettivo era quello di coniugare le necessità operative proprie di uno scavo in corso con quelle di un percorso di visita immersivo, a “bordo scavo”. A questo progetto di allestimento si affianca una ricerca di natura paesaggistica mirata a contestualizzare l’area di scavo rispetto a una scala più grande, in particolare analizzandone la dimensione mitologica.387760395_290604637117456_8068757185018325063_n

Grazie poi alle attività di comunicazione, al progetto di allestimento e all’organizzazione di visite dedicate il cantiere di scavo è già aperto al pubblico.

Le visite guidate si tengono ogni sabato a partire dalle 10.30.

Per saperne di più e prenotarsi, basta mandare un messaggio su whatsapp al numero 3792870121 o scrivere all’indirizzo e-mail micalasolitaroma@gmail.com.

Altra occasione per conoscere le attività sono gli open day presso il cantiere di scavo. Ogni giovedì, dalle 10.15 alle 11.15, è possibile visitarlo, accompagnati dai responsabili del progetto