Romolo esce dalla leggenda: riemergono sotto il senato sarcofago e altare

Il vano sotto il portone del senato, puntellato, con il sarcofago di Romolo e l'altare rotondo
Il vano sotto il portone del senato, puntellato, con il sarcofago di Romolo e l’altare rotondo

Che il sarcofago di pietra fosse l’Heroon (monumento/cenotafio sepolcrale) di Romolo l’aveva già ipotizzato, individuandolo, il grande archeologo, architetto, esoterico, nonché senatore Giacomo Boni dopo aver scoperto, lì a pochi passi il misterioso Lapis Niger, la pietra nera con iscrizione bustrofedica (chi violerà questo luogo sia maledetto …) che occulta la divinità essenziale di Roma; poco distante si trova anche una base marmorea che parla da sola con una dedica dell’imperatore Massenzio a Marte e ai fondatori dell’Urbe eterna: Marti Invicto, patri, / et aeternae Urbis suae / conditoribus, / dominus noster / [[Imp(erator) Maxent[iu]s, p(ius), f(elix)]], / invictus Aug(ustus).

Siamo all’interno del quadrato più sacro del Foro Romano, il Sancta Sanctorum della Romanità.

L’area è quella del Volcanal, del Comitium, del Lapis Niger, del Mundus, dei Rostra e appunto ora, del sarcofago di Romolo: poche decine di metri quadri in cui c’è tutta la metafisica di Roma.

Il ritrovamento coincide con quello che le fonti tramandano essere il punto post rostra (repubblicani) dove si colloca il luogo stesso della sepoltura di Romolo secondo la lettura di un passo di Varrone da parte degli Scoliasti di Orazio (Epodi XVI).

Ne aveva scritto nel 2003 il filosofo Giandomenico Casalino che nel suo “Nome segreto di Roma” suggestionava il lettore sul compimento, qui, della misteriosa quadratura del cerchio poiché Roma, nella sua forma urbanistica, è “un mandala, un’area sacra ad immagine del cosmo e dell’ipercosmico, dove si compie la grande opera”. In sostanza, per Casalino, la pietra nera del Lapis Niger, sinonimo di Saturno, è al centro di un cerchio – il perimetro romuleo di Plutarco – che è la forza evocata e fissata, tenuta ferma dal quadrato della pianta dell’Urbe, calato e tracciato con la tecnica augurale; nell’area infatti è presente nuovamente il quadrato della piazza del Comitium, inaugurata secondo le norme sacre e quindi Templum”, al cui centro è il Mundus, la fossa in cui sfocia l’antico mondo degli antenati. Ora il sarcofago “riscoperto” di Romolo, col suo altare rotondo davanti, in asse con l’ambiente sotterraneo dove si trova il Lapis Niger- indicato sempre come luogo funesto perché correlato alla morte del fondatore, completerebbe “le quadrature”.

E com’è che Romolo salta fuori ora, nel momento in cui la Roma moderna sprofonda nella melma di una incapacità gestionale e organizzativa senza pari e che non conosceva da ben oltre un secolo?

Niente è per caso.

Sicuramente la caparbietà e la competenza della direttrice del Parco Archeologico del Colosseo Alfonsina Russo e del suo staff sono i vettori di una riscoperta che rende giustizia di anni di incredibili dimenticanze (il noto archeologo Andrea Carandini, che ha tanti meriti, se ne farà una ragione).

E poi, soprattutto, con questo ritrovamento, il mostro è definitivamente in prima pagina e buca il video: Romolo  esce  dalla  leggenda.

Archeologia batte storiografia.

Romolo, il fondatore, il divinizzato in Quirino, il figlio di un Dio e di una vergine (come qualcun altro, ottocento anni prima però) non è dunque più una favoletta.

La dedica di Massenzio a Marte e ai fondatori di Roma
La dedica di Massenzio a Marte e ai fondatori di Roma

Per portare alla luce il sarcofago, hanno dovuto smontare (e un’anziana archeologa “antifa” se n’è compiaciuta – sic) la scalinata monumentale che l’architetto Alfonso Bartoli aveva eretto tra il 1930 e il 1939 davanti al palazzo del senato, la Curia Iulia, da lui ricostruito previo abbattimento della chiesa di s. Adriano.

La scalinata aveva sì occultato l’area dove si trova il sarcofago, ma il Bartoli, che sapeva della sua esistenza, lo aveva correttamente messo in sicurezza, salvaguardandolo e incapsulandolo con pilastri e travi (e anche questo non era scontato).

E così il 21 febbraio 2020, ultimo giorno dei Parentalia, la direttrice Alfonsina Russo ha potuto annunciare al mondo la “riemersione”.

Va da sé che qualche collega giornalista, che magari non sa cos’è un cenotafio, si è subito perso nella diatriba “tomba sì/tomba no”, “dove sono le ossa?”, “ma com’è piccola la bara!”.  Leggerezze che tradiscono la mancanza di comprensione del reale significato.

Come ha cercato di spiegare Russo, affiancata dalle colleghe Patrizia Fortini, direttore scientifico e Maria Grazia Filetici, direttore dei lavori, “se allo stato non appare il luogo di sepoltura di Romolo – il cui corpo, secondo le fonti, sarebbe stato smembrato – è comunque un monumento funerario importantissimo e mai indagato, realizzato per celebrare il culto e la tradizione in un luogo denso di simboli e delle memorie delle origini di Roma”.

Altri casi di eroizzazione a posteriori di personaggi famosi, leggendari o meno, sono infatti, ben noti: a Lavinium, con l’Heroon di Enea, e anche nell’agorà di Paestum.

Per avere maggiori certezze però occorre attendere il proseguo delle indagini archeologiche.

Ad oggi sappiamo che il sarcofago è in tufo proveniente dalla cava del Campidoglio, cava tra le più antiche di Roma, e misura centimetri 140x70x77.

Davanti al sarcofago c’è un altare circolare di diametro di 75 centimetri. Qui la clip del sepolcreto.

Come detto, il sarcofago era conosciuto agli studiosi (solo a loro, però) in quanto pubblicato per la prima volta nel 1900 dall’archeologo Giacomo Boni: l’odierna riemersione si colloca a un anno di distanza dall’avvio degli studi sulla sua documentazione e a vent’anni di distanza dall’isolato rilancio della notizia del ritrovamento del Boni da parte dell’archeologo Paolo Carafa.

Il sarcofago, quando venne scoperto dal Boni prima di essere richiuso dalla scalinata, conteneva ciottoli, cocci di vasi grossolani, frammenti di vasellame campano, una certa quantità di conchiglie e un pezzetto di intonaco: materiali di scarso valore che provano nulla sulla datazione della cassa. La direttrice ipotizza la fine del sesto secolo avanti l’era comune, ma questa è la datazione a livello orografico dei vicini Rostra, in linea appunto col sarcofago. Solo l’analisi più approfondita della pietra potrà dirci di più. La sezione stratigrafica è attualmente intatta e quindi fa ben sperare per lo studio.

L’area del sarcofago e dell’altare è angusta, ma già si sa che doveva essere più ampia, lo testimonia la presenza di due botole: l’edificazione della Curia Iulia, infatti, ha ristretto a suo tempo l’ambiente, salvaguardando il sarcofago. E non appare casuale la circostanza che il sarcofago e l’altare siano esattamente posti a perpendicolo alcuni metri sotto il gigantesco portone d’ingresso del senato.

Come hanno ricordato le archeologhe, occorreranno due anni per concludere i lavori, collegare l’area con quella in restauro al Lapis Niger ed aprire al pubblico.

Ma lo si farà, ha detto Russo, per l’intero complesso archeologico: Volcanal, Comitium, Lapis Niger, Mundus, Rostra e appunto sarcofago di Romolo, che diventerà il “luogo della memoria delle origini di Roma”.

Il Sancta Sanctorum dell’Urbe avrà dunque una sua lettura e una sua comprensione unitaria, mai vista prima, insieme a un percorso turistico completo e avveniristico con tanto galleria sotterranea e ricostruzione filologica dell’ingresso del senato “come era”.

Non possiamo che esprimere tutto il nostro apprezzamento e compiacimento allo staff del Parco Archeologico del Colosseo per il lavoro svolto e svolgendo, auspicando che i due anni vengano veramente rispettati e siano segnati da nuove intriganti “riemersioni”.

Paolo Casolari

 

Post scriptum

A nostra domanda su che fine ha fatto il Lupercale scoperto nel 2007 (https://www.saturniatellus.com/2017/05/lo-sconcio-sulla-grotta-della-nativita-roma-cosa-cela-la-rimozione-della-scoperta-del-lupercale), ci è stato risposto che intanto riprenderanno le verifiche per accertare la reale corrispondenza del sito al luogo leggendario. Si, anche questa è una buona notizia.

Qui il link alla videointervista rilasciata a Cristiano Vignali, nostro collaboratore, che ha intervistato per Agenzia Stampa Italia il direttore scientifico Patrizia Fortini: https://www.youtube.com/watch?v=b6g_AiGlT5k

 



L'interno della Curia Iulia oggi, il senato romano, sede della comfernza stampa di presentazione della riemersione del sarcofago di Romolo
L’interno della Curia Iulia oggi, il senato romano, sede della comfernza stampa di presentazione della riemersione del sarcofago di Romolo

 

La statua di porfido rosso di Traiano nella Curia Iulia con alle spalle (illuminato) il basamento dell'altare della Vittoria
La statua di porfido rosso di Traiano nella Curia Iulia con alle spalle (illuminato) il basamento dell’altare della Vittoria

 

La conferenza stampa del 21 fabbraio 2020, al microfono la direttrice del Parco Archeologico del Colosseo Alfonsina Russo
La conferenza stampa del 21 fabbraio 2020, al microfono la direttrice del Parco Archeologico del Colosseo Alfonsina Russo

 

La chiesa di s. Adriano, demolita, già Curia Iulia
La chiesa di s. Adriano, demolita, già Curia Iulia

 

La scalinata d'accesso al senato costriuta negli anni Trenta dal Bartoli, oggi smontata
La scalinata d’accesso alla Curia Iulia costriuta negli anni Trenta dal Bartoli, oggi smontata

 

 

l'accesso allo scavo del sarcofago di Romolo, sotto il portale del senato romano
L’accesso allo scavo del sarcofago di Romolo, sotto il portale della Curia Iulia/ senato romano

 

Dettaglio del sarcofago di Romolo con altare circolare
Dettaglio del sarcofago di Romolo e dell’altare circolare