Il tempio di Giove a Cansano (AQ) che celebra l’unione di Roma con gli Italici

L'area del tempio di Iuppiter Fagutalis a Canzano (AQ)
I resti dell’area templare dedicata a Iuppiter Fagiutalis nel Bosco di S. Antonio a Cansano (AQ)

In Abruzzo, in provincia de L’Aquila, nel cuore della montagna sacra della Maiella c’è un vero e proprio santuario dedicato a Iuppiter Fagutalis, un’ area templare immersa in un luco di faggi plurisecolari rinominato Bosco di Sant’Antonio.

Si tratta di un’area incontaminata sui cui cieli vola l’aquila reale (sacra a Giove), popolata di cervi, caprioli, orsi marsicani, ricca di agrifogli,  ciliegi, meli e peri selvatici, uva spina, rose cavalline, ginepri (ove rinvenire tracce del lupo, sacro a Marte), cerri, aceri montani e altre pregiate essenze.

Qui d’inverno, quando si posa la neve, si crea una atmosfera incantata, magica, che fa da cornice alle varietà di habitat presenti del bosco e che rende la faggeta un luogo ideale di pellegrinaggio, accessibile  fin dall’antichità con le ciaspole, le cui impronte si confondono con quelle delle fiere selvatiche presenti nel bosco. Il sito, che oggi si raggiunge motorizzati con gomme termiche, si trova infatti su una delle strade più alte degli Appenini (la cui altitudine raggiunge i 1.420 metri).

Attracerso questo luogo passa oggi la strada che unisce Campo di Giove a Pescocostanzo, un percorso costruito seguendo parte del tracciato dell’antica via Claudia nova (che collega il Parco nazionale della Maiella col Parco nazionale d’Abruzzo) e parte dell’antico tratturo della transumanza che da Pescasseroli collegava i pascoli dei grandi altipiani appenninici abruzzesi con quelli adriatici del Tavoliere delle Puglie. Ci troviamo dunque di fronte ad una testimonianza vivente dell’identità storica di un territorio che gli italici e i romani avevano consacrato al culto del padre Giove protettore di questo bosco, cui era particolarmente caro l’albero di faggio (da qui l’appellativo Fagutalis).

Ai margini del bosco c’è una vera e propria via sacra che si sviluppa lungo l’antica via Claudia nova; qui, in località Cansano (la romana Ocriticum) è visitabile il parco archeologico che vanta un’estesa area templare che i Romani chiamavano Iovis Larene – come attestato dalle mappe locali e soprattutto dalla Tabula Peutingeriana.

La Iovis Larene di Ocriticum, dimostrerebbe la sincretica uniformità dei culti romani nel corso dei secoli. Qui. sono stati ritrovati un tempio italico dedicato ad Ercole e un tempio romano, edificato su uno più antico, dedicato a Giove dopo la Guerra sociale conclusasi nell’89 a.e.c.. La costruzione o l’ampliamento del nuovo tempio dopo la guerra che sancì la concessione della cittadinanza romana agli Italici ci consegna la volontà dei romani di celebrare l’avvenimento dell’integrazione pressoché completa di queste genti ormai avvenuta nella Res Publica e nella Societas.

A fianco dei due templi c’è poi un orto degli Dèi dedicato alla fertilità.

Riti venivano celebrati in onore di Cibele (Gran Madre), Fauna (Prosepina o Libera), Libero (Dioniso o Bacco).  L’area sacra sorge sul Colle di Mitra, toponimo che ci dice della presenza  anche di un culto solare nella zona. Non a caso Giove, in epoca imperiale (terzo secolo) viene sempre più identificato col Sol Invictus, il culto del Sole, con cui spesso era appellato sincretisticamente non solo Apollo, ma anche Iuppiter. Il Sol Invictus,infatti, era identificato spesso col culto di Roma e della sua potenza.

A tal proposito, il poeta di età augustea Quinto Orazio Flacco , piu noto come Orazio, così recitava nel suo “Carmen Saeculare”: Alme Sol …  possi nihil Urbe Roma visere maius  (Magnifico Sole … nulla potrai mai contemplare più grande di Roma).

Cristiano Vignali