A Villa Adriana a Tivoli è stata appena annunciata un’eccezionale scoperta archeologica: il ritrovamento di una rara iscrizione romana legata al rito del “fulmine sacro”.
Durante gli scavi nell’area del cosiddetto Anfiteatro, gli archeologi dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo hanno rinvenuto una lastra di marmo ancora nella sua posizione originaria. L’epigrafe riporta la scritta “FVLGVR SVBMANIVM” (fulmine di Summano), la divinità romana preposta ai fulmini notturni.
Per i Romani, un luogo colpito da un fulmine diventava religiosus (sacro). I resti della folgore venivano simbolicamente “seppelliti” sul posto per purificare l’area.
Questa scoperta permette agli archeologi di capire meglio come l’area monumentale della Villa sia stata riorganizzata e modificata a seguito di questo evento naturale, avvenuto quasi duemila anni fa.
Gli archeologi hanno riportato alla luce una piccola struttura quadrangolare fatta di blocchi di tufo legati da malta. Questa recinzione sacra serviva a delimitare il punto esatto dell’impatto della saetta, considerato proprietà degli dei e interdetto al calpestio. Perfettamente inserita sul fronte della struttura e rimasta nella sua posizione originaria, la lastra misura 40 per 35 centimetri. Reca l’incisione in lettere capitali disposta su due righe: FVLGVR SVBMANIVM.
L’eccezionalità del ritrovamento ha richiamato l’immediata visita sul posto del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, accompagnato dal sindaco di Tivoli Marco Innocenzi e dal direttore dell’Istituto Villa Alberto Samonà.
Summano: il dio dei fulmini notturni
Nella religione romana antica (qui, di forte derivazione etrusca), la gestione dei cieli e delle saette era divisa rigorosamente in base al ciclo solare. Mentre Giove governava i fulmini diurni, Summano (o Summanus) era il sovrano assoluto dei fulmini notturni.
L’etimologia del suo nome è duplice e riflette la natura misteriosa del dio.
Sub-mane: significa “prima del mattino”, legando la divinità alle ore più buie della notte e alle prime luci dell’alba;
Summus Manium: tradotto come “Il sommo dei Mani”, cioè di tutti i defunti divinizzati, una dicitura che lo poneva quindi in stretta connessione con il mondo sotterraneo e gli spiriti dei morti.
Proprio per questa sua natura oscura e ctonia, Summano era quindi una figura temuta.
A Roma possedeva un tempio dedicato presso il Circo Massimo, eretto durante le guerre pirriche (intorno al 278 a.C.), dove il 20 giugno di ogni anno venivano celebrati i Summanalia offrendogli in sacrificio tipici dolci a forma di ruota, simbolo del disco solare notturno o della ruota del suo carro.
Arte Fulgurale Etrusca
Per gli Etruschi, i fulmini non erano casuali eventi meteorologici, ma un linguaggio teologico deliberato con cui le divinità comunicavano con l’umanità. Questa complessa dottrina fu codificata nei Libri Fulgurales, testi sacri poi ereditati dai Romani.
L’interpretazione di una saetta si basava su regole matematiche e geografiche rigidissime.
Gli aruspici (i sacerdoti) dividevano idealmente la volta celeste in 16 settori orientati verso i punti cardinali. La parte a Est (oriente) era considerata la dimora delle divinità favorevoli, mentre i settori a Ovest e a Nord ospitavano gli dei infernali e ostili.
In questo contesto, un fulmine poteva avere tre scopi precisi: indirizzare un’azione pensata ma non ancora compiuta; approvare o disapprovare un evento già accaduto; avvertire l’uomo o lo Stato di un imminente pericolo.
Venivano catalogati oltre 40 tipi diversi di folgori in base a colore, forma ed effetti. Si distinguevano ad esempio i fulmini ammonitori, quelli atterrenti (manifestazione d’ira) e quelli devastatori (segno di profonda trasformazione).
Oltre alle saette celesti (dall’andamento obliquo), gli Etruschi credevano nell’esistenza di fulmini che scaturivano direttamente dal suolo o dal mondo sotterraneo (con traiettoria rettilinea), una credenza legata a doppio filo a divinità notturne e ctonie come Summano
Villa Adriana: altri ritrovamenti
La spettacolare tenuta dell’imperatore Adriano a Tivoli continua a restituire tesori. Tra le campagne di scavo più recenti spiccano la scoperta che, ridisegnando la storia del complesso, ci consegna la struttura sotterranea repubblicana. In una recente campagna condotta dagli archeologi dell’Università Pablo de Olavide di Siviglia nell’area del Palazzo imperiale, è stata infatti rinvenuta una struttura ipogea di età repubblicana. Si tratta del manufatto più antico mai documentato all’interno della Villa, dimostrando che Adriano non costruì dal nulla, ma inglobò edifici preesistenti.
Lo stesso team internazionale ha rinvenuto le tracce botaniche e architettoniche dei giardini privati dell’imperatore. Sono riaffiorate le sagome di antiche aiuole, vasi interrati e alloggiamenti per alberi e arbusti, confermando la maniacale cura paesaggistica della corte imperiale.
Poco tempo prima, i radar e gli scavi avevano evidenziato un intero quartiere monumentale inedito, caratterizzato da ampie stanze decorate e corridoi, rimasto celato per quasi duemila anni sotto la vegetazione e i crolli.
L’appuntamento è dunque alla prossima scoperta, che non tarderà molto
P.C.