
Alba Pompeia, quando l’origine di una città è scritto nel nome.
“Alba” nel mondo ligure preromano indicava il centro principale di una tribù, facendo ì cosi presupporre il ruolo di capoluogo – dei liguri Bagienni – assunto dall’omonimo insediamento.
L’appellativo Pompeia deriva invece da Gneo Pompeo Strabone, uomo politico e generale romano, che nell’89 a.e.c., tramite la Lex Pompeia, concesse il diritto latino alle comunità transpadane e pertanto viene oggi considerato dagli Albesi come una sorta di fondatore.
È probabile che allo status giuridico di colonia di diritto latino corrisponda solo la fondazione rituale della città, inizialmente residenza della comunità/mercato/approdo fluviale insediata alla confluenza dei fiumi Tanaro e Cherasca, poi ampliata e sedimentata nella popolazione e nell’assetto urbano nel corso di un secolo.
Alba, infatti, conobbe il periodo di maggior sviluppo economico ed urbano nel I sec., nel corso del quale si definì l’impianto monumentale cittadino a seguito della completa romanizzazione della Valle del Tanaro – punto di collegamento tra la pianura padana, i valichi alpini ed i centri della Liguria.
La città piemontese, oggi universalmente nota per il tartufo bianco, per i suoi magniloquenti vini rossi e per le nocciole, già allora si inserì rapidamente nei flussi commerciali grazie al sistema di comunicazione fluviale dell’area e a una fitta rete stradale terrestre. Inoltre Alba formò, insieme alle altre due città del bacino del Tanaro, Pollenzo e Benevagienna, il triangolo produttivo primario del Piemonte romano; viticoltura, allevamento ovino e suino, agricoltura, legname le principali attività.

Sulle vicende dell’assetto urbanistico romano sono fondamentali sia gli studi Federico Eusebio, al quale è oggi intitolato il Museo Archeologico, che per la prima volta, nel 1906, si occupò della cinta difensiva, sia le opere di Silvana Finocchi, alla quale si deve la prima planimetria dell’impianto urbanistico, nel 1975. Altri importanti tasselli si sono aggiunti negli ultimi decenni a seguito degli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte.
Un primo elemento che emerge di particolare interesse è la forma ottagonale della cinta muraria. Tale soluzione, rispondente ai canoni vitruviani, appare dettata da esigenze pratiche ed ambientali in quanto si raccorda con il territorio rurale circostante che disegna una rete stradale radiale convergente sul nucleo cittadino”; inoltre permetteva la difesa del sito e la protezione dalle esondazioni dei corsi d’acqua.
Del circuito murario sono archeologicamente documentati cinque lati: possedeva fondazioni in opus caementicium ed elevato in opus vittatum mixtum (struttura mista di pietra e laterizio con elementi disposti secondo piani orizzontali). Era inoltre dotato di Torri quadrangolari, di cui restano tracce.
Alla città, la cui superficie era di circa 33 ettari, si accedeva mediante tre principali vie di ingresso, in corrispondenza delle tre porte urbiche situate una all’estremità del cardine massimo sul lato meridionale delle mura e le altre due alle estremità del decumano massimo sui lati occidentale ed orientale. Il lato settentrionale, invece, non ospitava via di accesso a causa dello spazio ridotto tra le mura ed il Tanaro.
All’interno della cinta muraria l’intersezione tra cardine massimo (l’odierna via Vittorio Emanuele II) e decumano massimo (piazza Risorgimento-piazza Pertinace) generava strade ortogonali che articolavano lo spazio urbano in insulae. Il ritrovamento di tratti di selciato e di condotti della rete fognaria ha consentito di ricomporre archeologicamente tutti gli assi viari.

Tutte le strade rinvenute sono risultate larghe m 5,50 e dotate di ampi marciapiedi in terra battuta, di circa m 3, per un totale di 11,50 m di sede stradale. L’ampiezza dei marciapiedi presuppone l’esistenza di portici di cui vi sono tracce in basi quadrangolari in diversi punti.
Una delle prime infrastrutture di cui Alba si dotò fu l’Acquedotto: lo testimoniano le analogie costruttive dei suoi resti con i 29 tratti di condotti fognari emersi, risalenti alla prima metà del I secolo. Si tratta di un impianto posteriore al primo sistema idrico, di età repubblicana, nato in relazione all’espansione della città e, pertanto, ad un accresciuto fabbisogno idrico. Si ritiene che fosse prevalentemente interrato, con alcuni tratti impostati su arcate, come attestato da alcuni basamenti di piloni.
Si hanno certezze di altre strutture a carattere pubblico, il Foro, il Teatro e un Tempio, mentre ben poco rimane della Basilica, ubicata sotto il Duomo di S. Lorenzo, e dell’Anfiteatro.

Nel 1839, in occasione degli scavi per la costruzione di due case alle spalle del Duomo, a nord del decumano massimo, si è trovata uno dei più importanti documenti artistici romani dell’Italia settentrionale: una grande, magnifica, testa femminile in marmo (custodita nel Museo Archeologico di Torino) probabilmente raffigurante Giunone, internamente cava ed appartenente ad una statua della fine del II sec. a.e.c..
Era posta all’interno del Tempio cittadino e faceva parte di una Triade Capitolina? Non lo sappiamo.
Il ritrovamento è comunque indizio dell’ubicazione dell’area del Foro (attuale area di via Cavour e di piazza Risorgimento), dove è anche affiorato un piano in mattoni pertinente alla pavimentazione della piazza pubblica. L’ipotesi è avvalorata, oltre che da elementi della cartografia antica, anche dalla presenza, in epoca medievale, del mercato cittadino proprio in un’area adiacente a questa.

Altre testimonianze architettoniche provenienti dall’insula XI (chiesa di S. Giuseppe) appartengono ad un complesso pubblico riferibile al Teatro, come testimoniato, in particolare, dalla presenza di due pilastri in mattoni collegati ad un muro curvilineo che disegna uno spazio semicircolare con una fronte di circa 45 m. Il suo andamento radiale è riflesso in alcuni allineamenti dei fabbricati esistenti; inoltre proprio in questa zona si trovava il teatro settecentesco di Alba, poi divenuto teatro Perucca, con suggestiva continuità d’uso. Altri indizi di rilievo sono rappresentati da resti di pavimentazione in opus sectile con impiego di marmi diversi, lastre di rivestimento in marmo, cornici, fregi, frammenti di capitelli e di una statua, bassorilievi, un’erma. La presenza nel limitrofo isolato a sud (insula XIX) di strutture presumibilmente attinenti alla porticus post scaenam (l’area porticata retrostante la scena) suggerisce una stretta connessione tra area forense e area per gli spettacoli, che trova raffronti cisalpini in Augusta Bagiennorum (Benevagienna) e Brixia (Brescia).
Alla fine del I sec. lo spazio pubblico viene ampliato con l’inserimento di un nuovo Complesso forense-religioso che, prendendo il posto di una dimora privata, testimonia una successiva fase di monumentalizzazione della città. Tale complesso avrebbe occupato pressoché tutta l’insula X in collegamento con la zona del foro e con quella del teatro dalla quale è separato dal cardine massimo.
Si articola in un’area quadrangolare di 49 x 50 metri circa delimitata da un porticato e caratterizzata da esedre. Si è supposta l’identificazione con un Templum Pacis, forse ispirato a quello voluto da Vespasiano per Roma a celebrazione della fine delle guerre civili e della guerra giudaica (anno 71).

Per quanto concerne l’edilizia privata, a fronte delle scarse attestazioni, la presenza nelle domus indagate di ambienti riscaldati (in qualche caso forse riferibili a terme private), di numerosi frammenti di pavimentazioni musive o in opus signinum e di intonaci parietali riconducibili ai cosiddetti III e IV Stile Pompeiano, testimoniano il tenore di vita raggiunto dalla città nei primi secoli dell’impero. Nel settore meridionale della città prevalevano le attività commerciali ed artigianali, nella zona settentrionale erano concentrate le residenze di pregio.
Altri importanti ritrovamenti sono i corredi funerari provenienti dalle necropoli suburbane, poste in corrispondenza degli accessi principali alla città.
Tra i personaggi storici Romani, Alba consegna alla storia oltre al “fondatore” della città e padre di Pompeo Magno, Gneo Pompeo (non originario però), un imperatore, questa volta nativo, il grande generale di Marco Aurelio che ha ispirato il Massimo Decimo Meridio de “Il Gladiatore”: Publio Elvio Pertinace, successore di Commodo e augusto per soli tre mesi.
Le tracce più evidenti di Alba Pompeia le si scoprono effettuando un percorso sotterraneo alla città organizzato da www.ambientecultura.it. I reperti rinvenuti sono custoditi nel Civico Museo Archeologico e di Scienze Naturali Federico Eusebio di Alba (CN), nel Museo Civico di Archeologia, Storia e Arte di Bra (CN) e nel Museo Archeologico di Torino.
Paolo Casolari
Fonti:
Archeocarta del Piemonte: https://archeocarta.org/alba-cn-citta-romana-di-alba-pompeia/
Alba sotterranea: www.ambientecultura.it






