Iuvanum, crocevia romano d’Abruzzo riemerso dalle nebbie del tempo

Uno splendido elmo sannita, in perfetto stato di conservazione, rinvenuto a Iuvanum, tra i pochi non trafugati nel corso dei secoli
Uno splendido elmo sannita, in perfetto stato di conservazione, rinvenuto a Iuvanum, tra i pochi non trafugati nel corso dei secoli

Un grande sito archeologico, popolato quanto Pompei ma scavato solo negli edifici pubblici, si trova nel Sangro a Montenerodomo (Chieti), nello splendido scenario della Maiella orientale. Si tratta di Iuvanum, importante città romana di rango municipale, caposaldo del territorio insieme alla vicina Cluviae (Casoli), divenuto recentemente uno dei più promettenti, per antichità, estensione e nuove scoperte, luoghi storici d’Abruzzo.

L’area fu teatro di scontri decisivi nella guerra che vide i Romani incrociare le armi con i Sanniti, sino alla completa assimilazione di questi ultimi avvenuta dopo la sconfitta della Confederazione Italica nella Guerra sociale del 90-88 a.e.v. – che come noto portò alla concessione della cittadinanza romana a tutti gli Italici.

I primi italici ad abitare questo territorio erano stati, infatti, i Carricini una delle quattro tribù che costituivano il popolo Sannita, esteso fra Abruzzo, Molise, Puglia e Campania. Prima che Roma costruisse la città che vediamo ancora oggi nelle fondamenta, i Carricini vivevano il territorio con insediamenti sparsi/villaggi fortificati protetti da imponenti mura poligonali/ciclopiche (ben conservate quelle su Monte Pallano), disposti fra i monti che fanno da quinta all’attuale scavo. Vivevano di pastorizia, agricoltura ma anche di caccia: amanti della libertà, erano l’unico popolo italico a non avere schiavi. Erano inoltre di stirpe guerriera, come tutti i Sanniti: basti pensare che i Caudini, un’altra delle quattro tribù del Sannio, furono tra i pochi ad umiliare i romani, alle Forche Caudine, episodio ricordato da tutti i libri di storia.

Le prime testimonianze sulla città antica di Iuvanum sono solo romane e risalgono al Liber Coloniarum, dove è citato come Jobanos, e forse a Plinio, se Lanuenses si può correggere con Juvanenses. Tutte le altre informazioni che abbiamo sono dedotte da iscrizioni e da reperti archeologici.

Iuvanum è comunque il nome romano della città: deriva dal latino iuvare cioè giovare o da iuvenes, giovani, a ricordo di coloro, appunto adolescenti romani, che probabilmente s’insediarono per primi in loco oppure ancora da Iuventas, dea della gioventù, alla quale sarebbe stato edificato un santuario. Non si conosce il nome sannita dell’insediamento.

La città era ricca d’acqua e fu incrocio di tratturi per la pastorizia. Già prima della guerra sociale risultava essere Municipio romano e comprendeva gli attuali:

– Montenerodomo (antica città frentana-sannita che verso il IV-III secolo venne spostata a valle)

– Taranta Peligna (di epoca preromana e romana)

– Palena (di epoca preromana e romana)

– Gessopalena (di epoca preromana).

Iuvanum venne, tuttavia, monumentalizzata solo dopo la guerra sociale e ciò in forza di un piano di urbanizzazione dell’Italia, divenuta tutta ager Romanus.

Con Roma si ebbe così un lungo periodo di prosperità. Il municipio fu iscritto alla tribù Arniensis e fu gestito da Quattuomviri. Si ha notizia della presenza di Seviri Augustales, magistrature a carattere onorario, la divinità principale era molto probabilmente Ercole, il cui culto doveva essere gestito da un Collegium Herculaniorum.

Il cuore dell'area archeologica, con il Foro romano
Il cuore dell’area archeologica, con il Foro romano

Nel 325 si è trovata testimonianza che vennero restaurate le mura dal governatore provinciale Fabio Massimo, il quale fece erigere anche il Secretarium.

Un forte terremoto nel 346 piegò la prosperità di Iuvanum, che tuttavia rimase attiva come città romana per molti anni anche dopo la caduta dell’autorità imperiale, nel 476. Si spopolò completamente di abitanti solo nel IX secolo, quando la popolazione si rifugiò sui monti in nuovi centri fortificati per difendersi dalle infinite incursioni di popoli barbarici e di saraceni.

La città romana fu così progressivamente spogliata, in particolare per l’edificazione di case pastorali e per la costruzione della vicina Abbazia di Santa Maria in Palazzo: l’abbondanza di pietra lavorata, infatti, e soprattutto l’attenzione dell’ordine benedettino verso questo territorio, riportarono, seppur per un breve periodo, la vita a Iuvanum: sulla spianata dei templi fu edificato il monastero di cui sono ancora visibili i resti.

Successivamente alla fugace presenza benedettina, per secoli, e fino alla seconda metà del 1900, la città romana cadde in totale oblio: l’erba l’aveva interamente ricoperta (tranne le colonne dei templi prelevate nel 1933 per il restauro della chiesa di San Martino di Montenerodomo).

I primi scavi nell’epoca moderna risalgono al 1940 e furono condotti dalla Soprintendenza di Napoli prima, di Roma e di Ancona poi. Nel 1980 la Soprintendenza per i Beni Archeologici d’Abruzzo e l’università “G. D’Annunzio” di Chieti hanno condotto le successive campagne di scavo, cosicché il sito è stato completamente riportato alla luce negli anni ’90.

Degno di nota il progetto internazionale di ricerca Iuvanum Survey Project che nasce dalla collaborazione fra la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Chieti, l’università di Cheti, quella di Cardiff, Oxford e dei Paesi Baschi. Il progetto di ricerca studia l’assetto territoriale, le caratteristiche degli insediamenti abitativi e altri segni lasciati dall’uomo nel corso del tempo.

La città

Il tempio B sull'Acropoli di Iuvanum descritto dalla direttrice del museo.
Il tempio B sull’Acropoli di Iuvanum descritto dalla dott.ssa Passalacqua. A sinistra s’intravede il tempio A

Dell’insediamento originario dei Carricini rimane il santuario arcaico sull’Acropoli, con due templi affiancati. L’area sacra, delimitata da mura poligonali, domina la pianura sottostante. Sempre sannita è il piccolo teatro con scena e gradini in pietra.

All’età romana risale invece la gran parte dei resti archeologici oggi visitabili: strade lastricate di basolato, la grande piazza centrale, il foro, centro nevralgico del più recente municipio romano, le fondamenta di botteghe ed edifici pubblici.

I Templi

Il primo tempio A edificato sulla sommità dell’Acropoli risale alla prima metà del II secolo a.e.c.: è posto su alto podio, in opera quadrata rivestita da lastre in pietra, ha una scalinata centrale e quattro colonne con capitello dorico. Successivamente, con ogni probabilità durante lo stesso secolo, l’area sacra venne ampliata con la costruzione di un secondo tempio B, più piccolo, anch’esso su podio, con cella unica preceduta da un pronao con gradinata, ora scomparsa.

Per assenza di statue di culto e di iscrizioni si ignora con certezza quali fossero le divinità dei santuari, probabilmente il già citato Ercole, ma anche Iside e/o Diana.

Il secondo tempio sannita
Il tempio A

Il Foro

Il foro iuvanense era il grande spazio rettangolare al centro dell’antica città, luogo di aggregazione sociale e di mercato. Circondato da botteghe artigianali e commerciali, assunse forma monumentale in età augustea quando si realizzò il foro lastricato e si edificarono importanti edifici pubblici. La piazza (64 x 27,50 metri) era circondata da portici sostenuti da 13 colonne sui lati maggiori e otto su quelli minori. Numerose statue decoravano il foro molte le iscrizioni che celebravano fatti e personaggi influenti. Una iscrizione pavimentale con lettere in bronzo fuse nella pietra su tre righe caratterizzava la piazza, era dedicata ad un uomo politico, il quadrumviro e flamine Herennius Capitone che nella metà del I secolo realizzò la pavimentazione del foro a sue spese. Ancora oggi sono visibili i fori delle iscrizioni in bronzo colato, il perimetro della piazza e la base del porticato, le fondamenta degli edifici, la basilica e le strade.

La Basilica

Edificio pubblico principale, la basilica era la sede amministrativa e di giustizia della città romana e luogo d’incontri e d’assemblee dove venivano discussi gli affari. Sorge sul lato nord del foro presenta una navata unica rettangolare (36 x 10 metri) sulla quale si apre un piccolo vano absidato destinato al culto dell’imperatore. Ai lati altri due piccoli vani, uno presenta una fontana. Leggermente sopraelevato rispetto alla piazza, l’edificio mostra una facciata ritmata da una serie di semicolonne in tufo su base marmorea. A poca distanza dalla basilica, più a nord è stata ritrovata un’importante sepoltura di un giovanissimo guerriero. Il sarcofago e il suo contenuto sono visibili nel museo.

Il Teatro

Costruito nel II secolo a.e.v. alle pendici orientali dell’acropoli, conserva le prime sette file di gradini e l’orchestra a pianta semicircolare. La pavimentazione, come il resto dell’opera, fu realizzata con lastre di pietra locale molto ben lavorate. Il Teatro di Iuvanum non fa parte di un progetto unitario teatro-templi, come avvenne in altre città sannite, e non è stato edificato contemporaneamente con le altre strutture pubbliche. Come una piccola città sannita, probabilmente abitata solo nel periodo estivo, abbia trovato le risorse per i templi e per un teatro è domanda senza risposta. Oggi il teatro è comunque ancora utilizzato per attività culturali.

Recenti scoperte

Non è ancora certa la presenza di un complesso termale a Iuvanum, anche se le caratteristiche dell’edificio scoperto di recente possono indurci pensare che fosse il luogo della cura del corpo con le acque. Gli studi sono in itinere: altri spazi, altre aree ancora coperte presentano elementi di grande interesse per gli studiosi e i ricercatori. Gli enti preposti continuano a tenere viva l’attenzione per il sito, ancora sepolto per la gran parte.

 

A ridosso del sito, un edificio contemporaneo ospita il moderno e interattivo Museo Archeologico che vanta alcuni pezzi di grandissimo pregio (vedi foto), che si arricchiscono di anno in anno di nuovi ritrovamenti grazie alle periodiche campagne di scavo e alla tutela di un territorio, per secoli abbandonato e soggetto solo a saccheggi.

Paolo Casolari

Post scriptum

Si ringrazia qui la dottoressa Francesca Passalacqua – Responsabile e guida dei musei, per la competenza, l’illustrazione del Sito e del Museo nonché la cortesia dimostrate nella nostra recente visita a Iuvanum.

 

Info, orari e coordinate geografiche:

https://www.youtube.com/watch?v=KPRIU1IM9o0

https://sabapchpe.cultura.gov.it/soprintendenza/aree-tematiche/patrimonio-archeologico/iuvanum-2/

https://www.iuvanum.it/

 

GALLERIA IMMAGINI

Un frammento dell'iscrizione che ricorda Erennio Capitone, quadrumviro e flamine, e la sua donazione alla città di Iuvanum
Un frammento dell’iscrizione che ricorda Erennio Capitone, quadrumviro e flamine, e la sua donazione alla città di Iuvanum
Arti in marmo appartenenti a statue non meglio identificate erette nel foro
Arti in marmo appartenenti a statue non meglio identificate erette nel foro
Statuette votive. Si noti a destra la raffigurazione di Iside/Diana
Statuette votive. Si noti a destra la raffigurazione di Iside/Diana
Bacco
il dio Bacco
Preziosissimi finimenti da cavallo appartenenti a un nobile dell'Ordine equestre. Rarissime in Italia, questse bardqature erano ricompense oer azuioni valorose in battaglia ed erano segni distintivi indossate bin parata.
Preziosissimi finimenti da cavallo appartenenti a un nobile dell’Ordine equestre. Rarissime in Italia, queste bardature erano ricompense per azioni valorose in battaglia ed erano segni distintivi indossate in parata
Ex voto
Ex voto e vasellami
cippo funerario
cippo funerario
Scudo sannita
Scudo sannita
Share