Storia del M.T.R.

Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio (ricostruzione con i colori originali, scala 1:1)

«Pagani sono tutti coloro che dicono sì alla vita, coloro per
i quali “Dio” è la parola per il grande sì a tutte le cose»

Friedrich Nietzsche in “L’anticristo”

 

La Via Romana agli Dei – chiamata anche Tradizione romana o romano-italica o italica-romana-italiana, o anche Politeismo romano – è la riproposizione moderna del culto agli Dèi dell’antico mondo romano. Oggi questo culto è praticato in Italia da alcune centinaia di persone riunite in una pluralità di associazioni, cui va aggiunto un numero imprecisato di liberi pagani, praticanti o meno, che non aderiscono a nessun gruppo o si pongono come semplici simpatizzanti di quelli esistenti. Piccoli gruppi esistono anche in altri paesi europei e una presenza più consistente si registra in Nord America.

 

Culto

La religiosità romana è di tipo politeista (ma alcuni gruppi pongono anche l’accento sull’unità di fondo del Divino, di cui la molteplicità sarebbe espressione) e coltivata esclusivamente in ambito privato (singolarmente, familiarmente e/o comunitariamente).

Essendo l’antica religione di Roma una religione dello Stato, il culto pubblico in senso stretto appare al momento impraticabile, in quanto occorrerebbe restaurare la Respublica, ovvero lo Stato romano tradizionale. Il concetto fondante del culto pubblico è la Pax Deorum (hominumque), cioè il patto tra gli Dèi e la comunità umana giuridicamente stabilito. Il concetto, trasferito in ambito privato, designa il patto non scritto tra il/i praticante/i e le proprie Divinità, patto che viene stabilito e mantenuto attraverso il culto.

Il culto, seguendo l’antico calendario romano, ha un suo modello sacrale tradizionale prestabilito; la differenza più importante con la religione antica è che il sacrificio cruento non viene praticato e gli Dèi vengono onorati solo con offerte di profumi, vegetali, vino, vivande.

Ogni individuo adulto è sacerdote di sé stesso e venera anzitutto il proprio Genio (o la propria Iuno, nel caso delle donne), i Lari familiari e i Penati, le divinità che considera protettrici di sé o della propria famiglia e comunità; in secondo luogo le varie divinità alle quali sono consacrate le festività dell’anno calendariale.

Le occasioni rituali importanti, i momenti di passaggio della vita (nascita, pubertà, matrimonio, morte); le ordinarie festività dell’anno, i tre cardini del mese (Calende, None, Idi) e i solstizi sono per lo più celebrati comunitariamente.

 

Brevi cenni storici sulla “Via Romana agli Dei”

All’interno dell’attuale ambiente pagano romano è presente l’idea che dopo l’interruzione della Pax Deorum, che si ebbe con l’abolizione del culto pubblico e con le leggi di Teodosio (fine del IV secolo) che proibivano anche il culto privato, la tradizione cultuale romana in realtà non sia mai venuta meno, ma si sia conservata all’interno di alcune importanti famiglie che la hanno segretamente tramandata fino ad oggi, costituendo così un centro sacrale occulto, che in certi periodi favorevoli della storia avrebbe avuto una maggiore trasparenza ed influenza nella realtà italiana.

La circostanza storicamente più esplicita e significativa, è quella che vede sorgere a Roma, intorno alla metà del Quattrocento, l’Accademia Romana di Pomponio Leto, di cui è nota la celebrazione rituale del 21 aprile (Natale di Roma) e, per l’evidenza archeologica di alcune iscrizioni scoperte nell’Ottocento, la restaurazione del pontificato massimo pagano, detenuto dal Leto stesso. Tale Accademia fu sciolta da papa Paolo II nel 1468 e i suoi membri incarcerati o perseguitati.

Tra Ottocento e Novecento il tentativo di proporre l’adozione di alcune forme rituali pagano-romane al nuovo Stato nazionale, libero dall’oppressione clericale, sarà tentato dall’archeologo Giacomo Boni (ara graminea sul Palatino, ludus Troiae ecc.) e da ambienti esoterici della Capitale, culminando nel 1923 nella consegna di un fascio rituale a Mussolini e nella sacra rappresentazione pubblica della tragedia “Rumon”.

Il primo «manifesto» pagano, in senso romano-italico, dell’Italia contemporanea si può ritenere l’articolo “Imperialismo Pagano”, pubblicato dall’esoterista Arturo Reghini sulla rivista La Salamandra nel 1914. Discepolo del maestro pitagorico Amedeo Armentano – esponente di una catena iniziatica pagana che si voleva giunta fino ai tempi moderni dall’antichità -, Reghini darà vita dopo la prima guerra mondiale alle riviste esoteriche Atanòr (1924) e Ignis (1925), nelle quali verrà riproposto al fascismo l’obiettivo di realizzare l'”imperialismo pagano” già in precedenza teorizzato.

Nel 1927 lo stesso Reghini, con il giovane filosofo ed esoterista Julius Evola, dà vita a Roma ad una catena magica, il «Gruppo di Ur», e alla corrispondente rivista Ur (1927-1928). Su Ur, nel 1928, sempre Reghini, con lo pseudonimo Pietro Negri, pubblica il saggio Della tradizione occidentale, che può essere considerato il manifesto novecentesco della spiritualità iniziatica romano-pagana, così come l’articolo Imperialismo Pagano dello stesso Reghini (riproposto su Atanòr nel 1924), insieme al più noto libro dallo stesso titolo pubblicato da Evola nel 1929 al fine di contrastare il Concordato mussoliniano tra Stato e Chiesa, vanno considerati i manifesti novecenteschi del paganesimo politico italiano.

Spezzatosi alla fine del 1928 il sodalizio Evola-Reghini, il primo continuerà nel 1929 la rivista Ur col nome Krur. Su Krur apparirà un misterioso documento, proveniente da ambienti ermetici di Roma e firmato con lo ieronimo Ekatlos (su chi si celasse dietro questa firma vi sono oggi ipotesi contrastanti), contenente l’esplicita affermazione che la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e l’avvento successivo del fascismo sarebbero stati propiziati, se non determinati, da alcuni riti pagani etrusco-romani.

Il richiamo pubblico alla spiritualità precristiana di Roma, negli anni successivi, fino alla fine del fascismo, sarà opera pressoché unicamente di Julius Evola. E da ambienti giovanili ruotanti attorno al filosofo romano riemergerà, alle soglie degli anni settanta, un interesse “operativo” per la Romanità pagana e per la stessa esperienza del Gruppo di Ur.

A Roma, Napoli e Messina nasce e si sviluppa il “Gruppo dei Dioscuri”, di cui si perdono presto le tracce visibili e del quale Evola stesso era a conoscenza, alcune indiscrezioni dicono che il Fuoco acceso da Franco Mazzi alla fondazione dei Dioscuri in Roma non fu più spento, e dagli anni sessanta i Dioscuri hanno sempre operato a Roma, oltre che a Napoli ed in Campania ed in altre regioni. Il gruppo prima di far perdere le proprie tracce visibili pubblica una serie di quattro fascicoli dal titolo: “L’Impeto della vera cultura”, “Le due Razze”, “Phersu maschera del Nume” e “Rivoluzione Tradizionale e Sovversione”.

Un vivo interesse per la religione prisca di Roma emerge presto anche nella rivista evoliana Arthos (fondata a Genova nel 1972), diretta da Renato del Ponte, cui si devono libri autorevoli come Dei e miti italici (1985) e La religione dei Romani (1993), mentre l’eredità dei Dioscuri messinesi nel 1984 è in parte convogliata nel Gruppo Arx di Salvatore Ruta, già componente del Gruppo dei Dioscuri di Messina, e nella pubblicazione del trimestrale La Cittadella.

Dal 1984 al 1986, tra Calabria e Sicilia, si rimanifesta anche l’Associazione Pitagorica – «lo stesso sodalizio fondato da Arturo Reghini nel dicembre del 1923» venne esplicitato dai suoi portavoce – che pubblica la rivista Yghìeia. L’Associazione cessa ufficialmente di esistere nel 1988 con la morte del suo presidente, Sebastiano Recupero. Uno dei membri, Roberto Sestito, darà poi vita ad autonome attività editoriali, dalla rivista Ignis (1990-1992) all’omonima casa editrice (nel 2000 uscì anche il bollettino Il flauto di Pan): il tema religioso e rituale pagano-romano però, malgrado certe dichiarazioni di principio, in tali attività è pressoché assente. Altri membri dell’Associazione Pitagorica, come Gennaro D’Uva, hanno collaborato con “La Cittadella”.

Tra il 1979 e il 1989, la casa editrice genovese Il Basilisco, in una Collana di Studi Pagani, pubblica una trentina di opere di argomento pagano, tra cui: Simmaco, Relazione sull’altare della Vittoria; Porfirio, Lettera ad Anebo; Giamblico, I Misteri; Proclo, Elementi di teologia; De Angelis, Il nome arcano di Roma, Giuliano Imperatore, Inno alla Madre degli Dei, Giandomenico Casalino, Il nome segreto di Roma. Tra i collaboratori: Renato del Ponte, Diego Meldi, Giandomenico Casalino, Glauco Berrettoni.

Il tema della Tradizione Romana è stato presente anche nella rivista Politica Romana 1994-2007 dell’Associazione “Senatus” di Piero Fenili e Marco Baistrocchi (quest’ultimo morto nel 1997). Pubblicazione di elevato livello culturale, è stata considerata da molti una rivista romano-pagana, pitagorica e “reghiniana”.

La realtà più significativa, per lo meno in termini “pubblici”, del paganesimo romano-italico resta quella del Movimento Tradizionale Romano (M.T.R.), attualmente rappresentata da Daniele Liotta. Fu concepita a metà degli anni ottanta da Salvatore Ruta (Arx di Messina), Renato del Ponte (rivista Arthos di Genova poi Pontremoli) e Roberto Incardona (Centro Studi Tradizionali di Trabia, in provincia di Palermo, da cui proviene pure Daniele Liotta). L’M.T.R. ha un suo specifico profilo culturale e religioso e si richiama ritualmente ai soli culti della Romanità, non senza un interesse metafisico verso il neoplatonismo.

Altra realtà romano-pagana significativa dal punto di vista pubblico è l’Associazione Romània Quirites, guidata da Loris Viola e con sede a Forlì. Nata agli inizi degli anni novanta e partecipe della fondazione rituale del MTR nel 1992, si è resa autonoma dal 1998 per divergenze di carattere non tanto cultuale quanto ideologico-organizzativo.

 

Storia ed organizzazione del Movimento Tradizionale Romano – M.T.R.

Nel 1981 una manifestazione pubblica organizzata dalla rivista «Arthos» (con l’ausilio di altre riviste e organizzazioni attive in quel periodo), tenuta significativamente a Cortona, patria di Dardano, il 1º marzo (giorno che segnava l’inizio dell’anno sacro romano), e un convegno di studio, sia pure caratterizzato da alcune divergenze, riunirono i diversi gruppi di tradizione romana presenti in Italia (“Da Cortona, Omphalos d’Italia, parte dunque l’invito a riscoprire la propria autentica ed unica tradizione, quella italica, romana e classica, la quale sola, di contro ai tristi esotismi ed agli ambigui spiritualismi di moda, può offrire occasione di riscatto e vittoria nella nuova barbarie dei tempi”, fu poi scritto su «Arthos»).

Segue un secondo convegno a Messina nel dicembre dello stesso anno, dedicato a Il Sacro in Virgilio. Poi, fra il 1985 e il 1988 si tengono in Sicilia tre incontri (chiamati I, II e III Conventum Italicum), cui partecipano i rappresentanti di tre comunità convergenti tutte in quella che verrà chiamata la “via romana agli Dei”, ma differenziantisi in altrettante componenti della stessa, le quali, volendo semplificare al massimo, danno rilievo rispettivamente alla tradizione romana “prisca” (cioè quella precedente le guerre puniche), alla dottrina metafisica della tradizione greco-romana (con molta attenzione al mondo “misterico”) e infine alla scrupolosità tecnica dell’operatività rituale come cardine di un’attività di armonizzazione ed integrazione della personalità umana.

Al termine di questi incontri nasce un Movimento Tradizionalista Romano (dal 1998, Movimento Tradizionale Romano, M.T.R.) che, definendosi non politico, intende riunire i gruppi che propongono in Italia la “via romana”. Nel 1988 il Movimento pubblica l’importante volumetto Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale, mentre è del 1993 la pubblicazione di un Manifesto del Movimento Tradizionalista Romano, destinato a farne conoscere gli “orientamenti per i tempi a venire” in ambito non solo religioso.

Nel 1992 si tiene il IV Conventum italicum a Forlì, presso la sede dell’Associazione Romània Quirites (organizzazione entrata a far parte del Movimento nel 1991, ma fuoriuscitane nel settembre 1998).  Il Conventum decide che accanto al M.T.R., struttura federativa, nasca una Curia Romana Patrum (C.R.P.) con compiti d’indirizzo dottrinale e rituale. Frutti di questa decisione sono la preparazione di un Kalendarium comune, che indica le date essenziali per le celebrazioni cultuali comunitarie e personali, e la celebrazioni di matrimoni  secondo le linee dell’antica confarreatio o “comunione del farro”, la cui riattualizzazione rituale era implicita già nelle idee espresse da Giacomo Boni agli inizi del Novecento sul rinnovamento romano della famiglia italiana.

Sino a tutto il 2009 il M.T.R. era organizzato in gruppi (Gentes) aventi a capo un pater che convergevano in una Curia Romana Patrum, cui accedono, appunto, solo i Patres delle Gentes, i quali eleggevano annualmente al loro interno un Magister o Princeps (fino al 2001 carica ricoperta da Salvatore C. Ruta) e un Promagister, guide spirituali dell’intero movimento ed incaricati alla sorveglianza e alla correttezza dei riti e del Mos.

Le Gens principali che hanno formato nel corso del tempo il M.T.R. sono state dal nord al sud: la Pico-martia, tosco-ligure (Pater Renato del Ponte), la Gens Apollinaris, romagnola (Pater Loris Viola), la Iulia Primigenia di Roma e del Lazio (Pater Daniele Liotta), la Castoria siculo-occidentale e calabra (Pater Roberto Incardona), l’Aurelia siculo-orientale e veneta (Pater Salvatore C. Ruta, poi Sandro Consolato). Le stesse si costituirono in associazioni culturali riconosciute nei prima anni 90 sotto esplicita indicazione del Princeps Salvatore Ruta.

Tra queste, sin dal suo ingresso nel M.T.R. tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, è stata la Gens Iulia-Primigenia a distinguersi per costanza e sistematicità del culto della Pietas, con incontri settimanali, con la celebrazione delle festività principali dell’antico Calendario Romano e con l’organizzazione di attività di proiezione esterna di carattere culturale. Non senza dimenticare che la sede della Gens – da questa ritualmente inaugurata in Via Bezzecca 1/d a Roma il 1° marzo 2007 – è sempre stata l’unica residenza nazionale del Movimento, della quale ha beneficiato nel corso di tutta la sua storia.

Intanto, nel gennaio 2001 “La Cittadella”, rivista di studi tradizionali fondata nel 1984 da Ruta e diffusa in ambito limitato, era diventata, su indicazione dello stesso, organo di diffusione e di approfondimento culturale sui temi della religiosità romano-italica; la citata Gens Iulia Primigenia ne favorì una forte diffusione ed sostanzioso un incremento degli abbonati.

In occasione delle esequie che seguirono la morte di Ruta, avvenuta il 30 giugno 2002, le figlie acconsentirono alla celebrazione con rituale romano pagano. Il rito fu svolto da rappresentanti della Gens di Palermo (Roberto Incardona) e della Gens Iulia Primigenia di Roma (Anna Lucarelli e Daniele Liotta) ; quest’ultimo donò la moneta d’argento per pagare il viaggio a Caronte, moneta fatta coniare da Ruta con il volto bifronte di Giano.

Successivamente alla morte di Ruta, la gestione personalistica impressa da Sandro Consolato alla direzione culturale de La Cittadella finì col non rappresentare più l’originaria anima dell’M.T.R.: fu questo uno dei motivi di dissenso che portarono all’allontanamento di un fondatore – Roberto Incardona – e fu altresì una delle ragioni che, precedentemente, avevano condotto al distacco dalla Gens Aurelia della sua componente veneta.

Sul fronte internazionale va registrato che sin dal 2005 il Movimento Tradizionale Romano entrò a pieno diritto a far parte del WCER (World Congress of Ethnic Religions) come membro italiano e partecipò, tramite la Gens Julia Primigenia, agli importanti appuntamenti/congressi annuali tenutisi in Grecia, in Lettonia ed in Polonia.

Tuttavia non mancarono altri  i contrasti interni: poco dopo il congresso internazionale tenutosi in India nel 2009, venne espulso dal Movimento, per volontà unanime degli appartenenti alla Gens romana, Serafino Di Luia, da poco cooptato. Da lì a breve seguirono le dimissioni di Sandro Consolato che presentò un documento dove dichiarava di ritirarsi a vita privata e di abbandonare l’M.T.R., chiudendo anche la Gens di Messina. Si manifestarono, inoltre, ulteriori dissidi che condussero all’allontanamento di Del Ponte e di alcuni membri della comunità romana (i quali poi costituirono una diversa associazione). Dallo stesso anno la rivista La Cittadella non è più organo dell’M.T.R.: Sandro Consolato, infatti, pur dimissionario dal Movimento, continuerà a stamparla per suo conto in accordo con l’editore, ma senza l’autorizzazione delle legittime eredi, le figlie di Ruta; un’azione inibitoria intrapresa dalle stesse ha portato all’emissione di una ordinanza di sospensione della pubblicazione da parte del Tribunale di Roma.

Dal 2009 il Movimento Tradizionale Romano, rigenerato e dotato di un formale statuto, adotta ufficialmente il simbolo con le tre R – Roma Renovata Resurgit –  (già presente nello statuto di Amor Roma formalizzato nel 1995), riorganizzandosi al suo interno con nuove strutture e nuovo organigramma.

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