Kalendarium

Il Calendario Giuliano (Kalendarium), dal nome del suo codificatore Caio Giulio Cesare che nel 46 e.v. lo fissò in 365 giorni, con impostazione solare, inizio il 1° gennaio e introduzione dei bisestili, è il calendario attualmente in uso in tutto il mondo. Cesare lo elaborò risettando il precedente calendario numano soli-lunare di 12 mesi, discendente a sua volta dal calendario romuleo di dieci mesi (lunari) che iniziava il 1° marzo. Nel 1582 papa Gregorio XIII vi apportò piccole correzioni, imponendogli il nome di “Gregoriano”, senza però alterarne l’impostazione.

I nomi dei mesi del calendario sono per tre quarti espressione di divinità romane e di romani divinizzati: Giano (gennaio), Februo (febbraio), Marte (marzo), Venere (aprile, da aperire, colei che apre al risveglio della natura), Maia (maggio), Giunone (giugno), Giulio Cesare (luglio), Ottaviano Augusto (agosto), settimo mese (settembre), ottavo mese (ottobre), nono mese (novembre), decimo mese (dicembre). Gli ultimi quattro conservano addirittura il nome del primigenio calendario romuleo.

Qui riportiamo un modello di Kalendarium dell’età del Principato, i Fasti, con indicate sia le feste in onore delle Divinità, le Celebrazioni e le Dedicazioni dei Templi, sia la qualità dei singoli giorni dell’anno.

Calendario

Il Calendario scandiva la vita religiosa di Roma, era scolpito sulla pietra nel Foro ed era parte integrante della vita dello Stato.

I giorni erano distinti dai pontefici in base a predizioni e si distinguevano in relazione alle attività religiose e civili da svolgere o meno: dies fastus (F), giorno in cui le attività erano permesse; dies nefastus (N), giorno in cui le attività non erano permesse; dies endotercisus (EN), giorno nefasto all’inizio e alla fine, ma fasto in mezzo; dies comitialis (C), giorno in cui si potevano tenere i Comizi; festa religiosa pubblica (NP/FP); dies religiosus (classificazione non ufficiale), giorno maledetto che sconsigliava qualsiasi attività sacra o profana. Un’altra scansione calendariale atteneva alle attività occupazionali: i dies festi erano le feriae publicae, i dies profesti erano i giorni lavorativi, oggi curiosamente detti “feriali” (*).

I tre principali giorni “fissi” di riferimento del mese, le Calende (K/Kalendae), le None (NON/Nonae) e le Idi (EID/Idus), erano assimilati ai dies festi e risalgono all’originario calendario lunare di Romolo: Calende/novilunio, primo giorno del mese; Idi/plenilunio, 13 del mese o 15 in marzo, maggio, luglio e ottobre; None/nono giorno ante Idi, 5 del mese o 7 in marzo, maggio, luglio e ottobre. Le Calende erano sacre a Giunone, le Idi a Giove.

Una ulteriore distinzione in vigore sin dagli albori della Repubblica scandiva poi tutti i giorni della settimana, di otto giorni: questi erano indicati con le lettere dalla A alla H. La “settimana”, chiamata ciclo nundinale (novem dies, grazie al conteggio romano secondo cui l’ultima unità di una serie era anche la prima della serie successiva), iniziava con il dì del mercato, le nùndinae (A), che ricorreva ogni nono giorno. Era l’appuntamento fisso per il contado che veniva in città per vendere i prodotti che i cittadini acquistavano per gli otto giorni a venire. Durante il Principato il ciclo nundinale venne progressivamente sostituito dalla settimana di sette giorni (d’importazione egiziana/mediorientale), codificata solo al tempo del Dominato da Costantino nel 321 e.v..

I Fasti solitamente prendevano il none dal console entrato in carica nell’anno o dal generale che nell’anno aveva celebrato un trionfo.

P.C.

(*) Oggi i giorni profesti sono detti “feriali” perché  il cristianesimo, per cassare i nomi pagani attribuiti al tempo del Dominato ai giorni della settimana (dies Lunae, Martis, Mercurii, Jovis, Veneris, Saturni, Solis), li “festivizzò” dedicandoli ai santi: feria secunda/lunedì … feria sexta/venerdì. Tentativo non riuscito perché, se si esclude il sabato e la domenica (l’uno di significato ebraico, il secondo dedicato al Dominus/Signore, già feria prima), i nomi pagani sono rimasti – insieme all’inversione del significato dell’aggettivo qualificativo.