L’Arco di Trionfo a Roma, Porta Sacra di un itinerario spirituale (da La Cittadella)

Arco di Marco Aurelio a Tripoli
Arco gianico di Marco Aurelio a Tripoli

Il simbolismo della Porta

La porta, in concreto, è il passaggio da un luogo all’altro, il limite dal quale si entra dall’aperto al chiuso e si esce dal chiuso all’aperto. Idealmente è il passaggio dall’indeterminato al determinato e viceversa: da qui il suo significato che trascende l’uso che se ne fa nei termini d’un espediente architetturale (la porta come possibilità di chiusura di separazione del privato dal pubblico) e di un tramite naturale (l’ingresso d’una grotta).

Un valore particolare assume la porta (oppure l’ingresso) d’una costruzione sacra poiché in essa  “avviene il salto qualitativo rappresentato dal passaggio da un mondo all’altro. Essa è il simbolo al tempo stesso della renovatio individuale e di quella universale … Nella porta, insomma, è compendiato il momento preciso in cui: la genesi si compie: indietro vi è ancora l’indistinto, innanzi la luce separata dalle tenebre” (l).

Il passaggio attraverso la porta ha valore re temporale perché sulla sua soglia s’incontrano e si dividono (2) il passato (prima) ed presente (dopo), ma anche categorie come il sacro e il profano, il puro e l’impuro (3).

Il passaggio, da una porta sacra include, allora, quello di prova da superare. In tal caso è presente un guardiano (janitor) da convincere o da vincere.

Il salto qualitativo insito nel passaggio, ma non solo questo, a Roma viene associato sia agli archi, sia alle porte, entrambi riferibili al simbolismo di Giano Bifronte, il dio che talvolta appare come quadrifronte ed in quanto tale associato agli archi gianici (4).

Arco di Augusto, ricostruzione
Arco di Augusto, ricostruzione

Dio degli inizi (5),tra i suoi due volti ha il punto in cui il prima e il dopo – nel tempo e nello spazio – s’incontrano e si separano: è il janotor per eccellenza, il dio che presiede anche ad ogni passaggio di stato. L’arco e la porta so no detti, rispettivamente, Januus e Janua.

Emblematica, per la tradizione che l’accompagna, la Porta Janualis nel lato nord-est del Foro, sotto la quale passava, in tempi arcaici, la Legione in partenza per la guerra. Era formata da due archi affiancati, gemelli (gemini) richiamanti i due volti del dio, noto anche come Geminus.

Macrobio (6) riferisce che “durante la guerra sabina, provocata dal ratto delle vergini, i Romani avevano fretta di chiudere la porta ai piedi del colle Viminale, che in seguito fu per questo detto Gianuale, giacché i nemici facevano impeto in quel punto. Appena chiusa, si aprì da sola; e il fatto si ripeté una seconda e una terza volta. Visto che non era possibile chiuderla, rimasero di guardia armati in grande-numero davanti alla soglia. Mentre da un’ altra parte si combatteva molto aspramente, all’improvviso corse la voce che i nostri erano stati sbaragliati da Tazio. A questa notizia i Romani che difendevano l’accesso fuggirono atterriti. Quando però i Sabini stavano per irrompere attraverso la porta aperta, si dice che da tempio di Giano uscirono, attraverso questa porta, torrenti impetuosi dalle acque gorgoglianti e molte schiere nemiche perirono bruciate dai flutti bollenti o inghiottite dai gorghi travolgenti. In seguito a ciò si decretò che in tempo di guerra le porte del tempio restassero aperte …”.

Arch of Titus, Rome, ca. 81 CE, marble
Arco di Tito a Roma

La narrazione, è chiaro, si propone di spie gare la ragione per la quale le porte del tempio di Giano venivano aperte in tempo di guerra, ma permette di inferire, altresì, che la forza del Dio, emanata dal tempio, viene incanalata nei fornici. gemelli della Porta Gianuale, per essere proiettata fuori, contro i nemici. In seguito i legionari, passando sotto  i fornici della Porta, si caricavano della forza emanata dal tempio e, simili ai leggendario torrente dalle acque ribollenti e vorticose, si proiettavano con impeto distruttivo contro il nemico.

 L’Arco di Trionfo

 Dal Il secolo vengono erette a Roma, ma anche in altri luoghi posti sotto il dominio romano, delle specialissime porte: gli archi di trionfo, le cui aperture sono dette fornici, essendo il fornice la parte superiore, significativa, dell’arco, la cui configurazione complessiva aveva il nome d Januus (arco di Tito e arco di Costantino). Si tratta, sostanzialmente, di un parallelepipedo traforato da uno o più fornici e con due prospetti, uno dei quali è il principale.

Eccezionalmente si hanno archi a quattro prospetti (di cui uno principale) e un pari numero di fornici (arco detto di Giano). I fornici, solitamente, sono fiancheggiati da colonne ed il prospetto è ornato di statue poste in nicchie, di bassorilievi, medaglioni. Il fregio che sormonta l’arco reca la dedica e, ma non sempre, elementi ornamentali.

Dal sito in cui furono eretti gli archi, dei più noti, e dalla loro orientazione, trarremo, insieme con quanto precede,  elementi a fondamento della nostra conclusione.

L’arco di Augusto sorgeva tra l’Aedes Castoris e l’Aedes Divi Julii, subito dopo l’Aedes Vestae, e quindi sulla Via Sacra. Ad un solo fornice, nel contesto della struttura usuale, dalle ricostruzioni gliene vengono attribuiti altri due, minori, nascenti da colonne sormontate dal frontone triangolare.

L’Arco di Tito (70 d.C.) anch’esso sulla Via Sacra, in vista del tempio dei Castori, è un esempio di arco ad un solo fornice.

Altro arco eretto sulla Via Sacra, accanto all’Umbilicus Romae, era quello, a tre fornici, di Settimio Severo (203 d.C.).

L’arco di Costantino, a tre fornici (innalzato nel 315 d.C. in vicinanza del Colosseo) era accosto alla “Meta Sudante”, una fontana di forma conica dalla quale trasudava, in minute gocce, l’acqua.

Arco di Costantino
Arco di Costantino a Roma

Ulteriori archi erano quello di Marco Aurelio sulla Via Flaminia, di Tiberio accanto al Portico da Ottavia, di Druso vicino al la Porta Ardeatina, di Camillo nel sito in cui ora sorge il Collegio Romano.

Un dato costante è che l’orientazione di questi archi è, poco più poco meno, sull’asse, nord-sud, orientazione polare della tradizione iperborea, che ha in Giano il Deus Deorum.

Ciò è confermato dall’arco gianico, quadrifronte, che esalta la posizione centrale del Dio nel punto in cui cardo e decumano s’incontrano, piede della proiezione dell’asse polare.

Dell’arco gianico conosciamo due esemplari l’uno, portato alla luce a Tripoli e l’altro attestato nel disegno del Cavaliere in Dosio (7). Quello di Tripoli, eretto nel 163 d.C., fu dedicato a Marco Aurelio da C. Calpurnio Celso, Duumviro e Flamine perpetuo. Gli archi in questione vennero innalzati in un quadrivio. L’Arco di Marco Aurelio volge il fronte principale al nord.

Arco gianico, disegno del Cavaliere in G. Dosio
Arco gianico di Roma, disegno del Cavaliere in G. Dosio

Da quanto precede siamo portati a concludere che una distinzione va fatta tra le funzioni degli archi esaminati.

Vi è una funzione, propria della Porta Gianuale, di “canalizzazione” di forze sottili.

Vi è una funzione di passaggio sacro, di ingresso, in un itinerarium ad Deos (Archi di Augusto, Tito, Settimio Severo).

Vi è infine una funzione legata intimamente al simbolismo del Dio Quadrifronte nell’arco gianico (8).

L’idea per la quale gli archi sui quali ci siamo intrattenuti fossero eretti per la celebrazione dei trionfi militari ci sembra dettata da mentalità moderna e, come tale, riduttiva, anche se un intento celebrativo non va escluso, ma ricondotto ad un aspetto secondario del monumento.

Claudio Rutilio

 (da La Cittadella n° 3 – Gen/Mar 1985)

 

 1) Maria Clara Ruggieri Tricoli, ACROPOLI E MITO, Flaccovio 1979, pp. 140-141

 2) ivi, p.141

 3) Mircea Eliade, IL SACRO E IL PROFANO, Boringhieri 1976, passim

 4) Fulcanelli, IL MISTERO DELLE CATTEDRALI, Mediterranee 1973, per ciò che sì riferisce a una ben precisa funzione dei portali delle cattedrali gotíche

 5) Per la “teoria” del Dio cfr. il nostro GIANO, TEORIA E PRATICA, Arx-Dispense. Giustamente, G. Dumezil – RELIGIONE ROMANA ARCAICA, Rizzoli, p. 291 – riconosce che lo è anche nello spazio e nell’essere, oltre che nel tempo.

 6) SATURNALI I, 9, 17-18.

 7) G. Dosio, ROMA ANTICA ecc ,Officina Edizioni 1976, p. 65:2502/A-2503/A. Secondo Macrobio, SATURNALI I, 9, 13, una statua di Giano Quadrifronte venne portata da Faleri a Roma. A proposito della provenienza della statua abbiamo rilevato una svista in Sir William Jones – THE CONCEPT OP GODS IN ANCIENT WORLD, Delphi 1983, p. 22 – in cui è detto che la statua proviene da Falisci.

 8) Nelle grandi città, come nei grandi accampamenti militari, le parallele al cardo e al decumano erano a questi ultimi assimilate. Un arco gianico posto ad un quadrivio orientato era, quindi, innalzato al centro. Quanto poi agli archi, quali porte sacre di un itinerario spirituale, vedi Bhikku Satori Bhante, LO SCINTOISMO, Rizzoli 1984, pp 23, 53, 68, per ciò che concerne i torii, i singolari archi lignei dei templi scintoisti.

 9) Fu dal Rinascimento in poi che gli archi, detti di trionfo, assunsero carattere esclusivamente celebrativo.