Il M.T.R. celebra il Solstizio d’estate sui colli marchigiani. Il rito romano nelle parole del compianto Alberto Mariantoni

5Il Solstizio, secondo la tradizione romana ed indoeuropea viene fisicamente e spiritualmente celebrato, dal tramonto all’alba, preferibilmente sulla cima di una montagna. I celebranti, nel pomeriggio del 21, realizzano dapprima, su una pianata, il pomœrium: il tracciato sacrale della cerimonia. 3E si accingono a raccogliere la legna che alimenterà i fuochi rituali. Il pomœrium è realizzato con l’ausilio di una corda (un’estremità puntata a terra su un centro, e l’altra roteante, utilizzata come un compasso) disegnando un cerchio, nel bel mezzo della suddetta spianata. Il cerchio in questione è delimitato, poi, da pietre (allineate, l’una accanto all’altra) e sale (sparso sul medesimo tracciato), per impedire idealmente ogni possibile penetrazione di forze cosmiche negative all’interno del medesimo pomœrium. 42Allo stesso tempo, secondo i punti cardinali (Nord, Sud, Est, Ovest), vengono tracciate 4 porte stilizzate, di cui 3 chiuse (Nord, Sud ed Est) ed una, quella dell’Ovest, momentaneamente aperta. Avendo l’accortezza di porre la lancia di Marte, a guardia della porta chiusa del Sud. Sempre sulla spianata, vengono realizzate 3 cataste di legna da ardere precedentemente raccolta: una triangolare, all’esterno del pomœrium ed in direzione del tramonto del Sole; una, rotonda (in onore di Vesta), a fianco della porta chiusa del Nord; una, più fornita di legna e quadrata, al centro del pomœrium, corredata, a sua volta, al centro, dall’albero solstiziale, sulla cui cima viene appesa la ruota tradizionale del tempo. 16Il primo dei 3 fuochi ad essere acceso, è quello triangolare che è posto al di fuori del pomœrium. E questo, al momento stesso che il Sole tramonta sulla linea dell’orizzonte. Il secondo, quello rotondo e dedicato a Vesta, viene acceso dalle donne presenti alla cerimonia, prendendo un tizzone acceso dalla pira triangolare esterna, nel momento in cui l’insieme dei celebranti decidono di penetrare nel pomœrium e di chiudere la porta dell’Ovest, rimasta momentaneamente aperta. Il terzo fuoco, quello quadrato e più fornito di legna, viene acceso nel corso della notte, dopo che le donne presenti abbiano estratto 4 tizzoni accesi, consegnandoli a 4 distinti partecipanti. I 4 partecipanti scelti, dopo avere ricevuto il proprio tizzone acceso, si pongono rispettivamente, con la loro torcia nella mano destra e le spalle alle quattro porte chiuse del pomœrium, in direzione dei 4 punti cardinali. Al segnale del celebrante principale, i 4 partecipanti prescelti secondo i 4 punti cardinali (in ordine: da Nord, da Sud, dall’Est e dall’Ovest) e dai bordi interni del pomœrium vanno ad accendere la pira centrale che è posta al centro del pomœrium, pronunciando, ad alta voce, la frase: “Vengo da Nord, e porto il fuoco; vengo da Sud, e porto il fuoco; vengo dall’Est, e porto il fuoco; vengo dall’Ovest, e porto il fuoco”. Una volta acceso il fuoco principale (che durerà fino al mattino), il capo celebrante, attorniato dal resto dei partecipanti davanti ad un’apposita ara cerimoniale, precedentemente realizzata propizia l’intera cerimonia, con invocazioni rituali ed offerte sacrali (in genere, incenso e farro che vengono lanciati nel fuoco quadrato centrale) a Giano, Giove, Marte, Quirino e Vesta. E questo, fino all’estinzione delle fiamme ed all’apparizione, nel cielo terso e sulla linea dell’orizzonte, dell’immancabile ed invincibile Sol: il disco solare dell’eterno ricominciamento. All’apparire del Sole, i partecipanti, guidati dal capo delle cerimonie, ringraziano collettivamente il Cielo (cantando l’inno a Roma e levando il braccio destro in direzione del Sole, nel tradizionale saluto romano) di avere permesso agli uomini di potere ricordare e vivere un nuovo ciclo di vita. Terminati i rituali, il pomœrium viene disfatto, disperdendo nella natura circostante le pietre ed il sale. E sparpagliando altresì le ceneri dei 3 fuochi ormai consumati. Se l’albero solstiziale, con in cima la ruota del tempo, che era posto al centro della pira quadrata e centrale, sarà spontaneamente caduto dalla parte della porta Sud che era difesa dalla lancia di Marte, l’anno che comincia, sarà un anno nefasto; se, invece, cadrà in direzione dei restanti punti cardinali (Nord, Est o Ovest), sarà un anno fasto. Un augurio tradizionale romano: Simul dies festos laetissimos Nativitate Solis Invicti atque Novum Annum faustum, felicem fortunatumque!

© Alberto B. Mariantoni