Il Colosseo è un tempio simbolo di rigenerazione ed è posto sul cardo massimo. La scoperta dell’architetto Meogrossi

La sinopia topografica del Sogno di Roma a confronto con le trame del piano di Sisto V (planimetria di Marcello Fagiolo/ elaborazione di Piero Meogrossi)

Il Colosseo non è stato solo la più grande macchina per spettacoli dell’antichità, ma anche un tempio che celebrava il significato della rigenerazione della Civiltà Romana.

A conferma ci sono indizi nascosti in tutto il monumento: uova scolpite presenti nella decorazione dei capitelli leggibili sul lato Nord dell’Anfiteatro – l’unico sopravvissuto nell’intero alzato di 50 metri, visibile da via dei Fori. E’ la teoria dell’architetto Piero Meogrossi, per oltre vent’anni direttore tecnico del monumento. «Se si ha la pazienza di aguzzare la vista – dice – si scoprirà che un uovo è visibile al centro ci ciascun capitello corinzio del terzo ordine di fornici del Colosseo e in tutti i capitelli compositi del quarto. Di solito sulla sommità dei capitelli appare una rosetta, qui invece c’è un ovale». Secondo l’architetto il Colosseo è costellato di uova: la forma stessa dell’Anfiteatro Flavio è un ovale. «L’uovo rappresenta la forma simbolica della rigenerazione,  il Colosseo è dunque un tempio sacro dove celebrare la rigenerazione della Civiltà Romana; il sangue faceva parte della sacralità dei giochi, erano concepiti come rituali di iniziazione in cui si esprimeva la lotta dell’uomo contro la natura».

Ma c’è dell’altro: «In origine – dice Meogrossi –  il Colosseo era il catalizzatore delle misure sacre di Roma, cioè è un luogo cruciale come il Partenone dove si celebravano le misure sacre per la rigenerazione della città: Roma è infatti ordinata secondo un asse che segue l’allineamento dei sette pianeti verificatosi nel cielo all’alba del 21 aprile del 753 a.C.; l’asse, Axis Paliliae, attraversa il Colosseo, il Sacello di Streniae, correva accanto al Tempio di Giove Stator, arrivava alla Sala Ottagona della Domus Aurea (sotto cui c’è il Mundus), alla Domus Flavia e al Tempio di Apollo. Di contro, partendo dalla Sala Ottagona, la perpendicolare sull’Axis Paliliae centrava il Tempio dei Dioscuri, finendo in prospettiva sull’antica via Lata (via del Corso). Erano questi il cardo e il decumano massimi di Roma».

(testo tratto dal Messaggero Roma on-line del 18.03.2013)