Natale di Roma – Parilia – Floralia MMDCCLXVII a.V.c.

21 aprile bis[1]

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Idibus Martiis

La statua di Cesare presso i Fori Imperiali con la corona d'alloro del M.T.R.

La statua di Cesare presso i Fori Imperiali con la corona d’alloro del M.T.R.

Come da tradizione, in occasione delle Idi, Idibus Martiis, il M.T.R. Movimento Tradizionale Romano, si è riunito di fronte la statua di Cesare, presso i Fori Romani, per onorare il divo Julio con dono floreale.

Corona d'alloro posta sotto la statua di Cesare

Corona d’alloro posta sotto la statua di Cesare

C. Julio Caesar è un personaggio noto, la sua morte, al di là, del significato politico, si configura come una ripetizione della morte di Romolo; come Romolo, Cesare sarà divinizzato dopo la sua morte. L’Ara di Cesare è il luogo in cui Cesare viene cremato ed è sacro, un punto focale della nostra memoria e della nostra storia. 

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Presentazione PAX DEORUM

Pax DeorumbisSabato 1 Marzo alle ore 18:00 presso la sede nazionale del M.T.R., in occasione dell’inizio dell’anno sacro, sarà presentata la ristampa di “PAX DEORUM – La religione prisca di Roma”.

Introdurrà Maria Teresa Ruta figlia del compianto cofondatore del M.T.R. e Princeps della Curia Romana Patrum Salvatore Claudio Ruta Crevy (che usò sempre lo pseudonimo Claudio Rutilio per firmare la pubblicazione). A seguire gli interventi di Daniele Liotta presidente del M.T.R. e di Roberto Incardona cofondatore del Movimento Tradizionale Romano e autore dell’introduzione alla nuova edizione di Pax Deorum.

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Il M.T.R. ristampa “Pax Deorum, la religione prisca di Roma” di Salvatore Ruta, già Princeps della Curia Romana Patrum

Copertina della nuova edizione di Pax Deorum

Il Movimento Tradizionale Romano, autorizzato dalle eredi dell’autore, ha deciso di editare la quarta edizione di Pax Deorum, la religione prisca di Roma di Claudio Rutilio, rendendo così il giusto merito ad una pubblicazione che rappresenta una pietra miliare nell’opera letteraria di riscoperta della Tradizione del compianto Princeps della Curia Romana Patrum Salvatore Claudio Ruta Crevy (che usò sempre lo pseudonimo Rutilio per firmare la pubblicazione).

Pax Deorum venne pubblicato per la prima volta per i tipi di Arx a Messina nel 1983; una seconda edizione messinese (di Arx) risale al 1986; la terza è invece opera della Sear Edizioni di Scandiano nel 1989. Ebbene, dopo quasi cinque lustri, il libro, che presto presenteremo in conferenza, torna disponibile con la prefazione di Roberto Incardona inaugurando un nuovo percorso editoriale che si chiama Omphalos.

L’ Omphalos, umbone, ombelico in greco, in ambito pagano era il luogo sacro ove si rendeva possibile la comunicazione cosmica, il passaggio tra microcosmo e macrocosmo attorno a cui si organizzava lo spazio e il tempo dei luoghi; ierogamia con il divino, l’Omphalos era dunque sede delle anime dei defunti e immagine stessa dell’eterno, della fecondità e dell’organizzazione dello spazio.

Omphalos, dunque, in omaggio al paganesimo, ma anche in memoria dello stesso Ruta, cultore sin dagli anni ‘80 del secolo scorso della Tradizione italico-romana e maestro di istruzioni “operative” per una rinnovata esperienza del sacro. Fu lui, infatti, a coordinare diverse anime e sensibilità del paganesimo italiano in un percorso di rinascita esplicita della Via Romana agli Dei iniziato pubblicamente nel il lontano 1° marzo 1981 (inizio dell’Anno Sacro Romano) proprio nell’Omphalos d’Italia, a Cortona (patria dell’italianissimo Dardano, il mitico fondatore di Troia). Da qui decollò l’invito di Salvatore Ruta a riscoprire la propria autentica e unica tradizione, quella italica, romana e classica, la quale sola, diversamente da nuovi esotismi e poco meditati spiritualismi, può offrire occasione di riscatto e di vittoria nella nuova barbarie dei tempi.

Daniele Liotta

Il libro può essere richiesto presso la sede nazionale in Via Bezzecca 1/d a Roma, tramite mail a info@saturniatellus.com oppure cliccando il pulsante “Nostro materiale” (in alto) dove si trovano gli estremi per il bonifico postale.

 

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Intervista al Presidente del M.T.R. Daniele Liotta

La copertina del numero di dicembre di MYTIME

Su l’ultimo numero della prestigiosa rivista italo-americana “MYTIME” è uscita l’intervista al presidente del M.T.R. Movimento Tradizionale Romano Daniele Liotta sul significato del Natale. Di seguito vi riportiamo il testo dell’intervista.

 

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MMDCCLXVI a.U.c. – il MTR celebra il Solstizio d’Inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alla scoperta del Tempio di Diana e del Ninfeo di Caligola a Nemi: la storia, lo stato attuale e le prospettive

 

La Via Sacra che conduceva al Tempio di Diana di Nemi

Novembre è il mese di Diana, l’antica divinità italica poi romana venerata in particolare a Nemi  sui Colli Albani in un grande e antichissimo santuario eretto a ridosso dell’omonimo lago che si riteneva sacro e porta degli inferi (al pari dell’Averno). Il tempio era uno dei più importanti centri religiosi e politici della Lega latina. La leggenda narra che nel bosco del tempio crescesse un albero di cui era proibito spezzare i rami; solo ad uno schiavo fuggito era concesso di cogliere una delle sue fronde (la stessa fronda che Enea raccolse per affrontare il viaggio nel mondo dei morti); se riusciva nell’impresa, acquisiva il diritto di battersi con il re/sacerdote custode; se lo uccideva, diventava di diritto il Rex Nemorensis. La leggenda si tradusse in norma, tanto che in età romana, sino almeno all’età degli Antonini, era ancora prescritto che la successione al sacerdozio del santuario venisse conferita al vincitore di un duello.

Le fondamenta del Tempio di Diana di Nemi

Caligola fu l’imperatore che più si adoperò per il tempio di Diana (sono note le sue due gigantesche navi cerimoniali ormeggiate a Nemi, recuperate da Mussolini e distrutte nel 1944, di cui parleremo in un prossimo articolo) ed ebbe un ruolo strategico nel rinnovare l’apparato decorativo del santuario, inserendo uno splendido ninfeo e corredi di statue della famiglia Giulio/Claudia sulle strutture arcaiche erette a fine IV- inizi III sec. a.c. e rimaneggiate in epoca tardo-repubblicana. Abbandonati con l’avvento del cristianesimo e spogliati dei marmi e delle decorazioni, tempio e ninfeo furono utilizzati come cave, e poi il bosco li ricoprì del tutto. A partire dal XVII secolo alcuni scavi riportarono alla luce molti reperti, oggi esposti in musei di città europee.

Siamo andati a visitare l’area archeologica che si estende su oltre 5000 metri quadri: ecco come appare oggi nella sequenza fotografica.

I nicchioni per le statue sotto il Ninfeo di Caligola. Il bosco ha ricoperto l’area

Lo stato sembra di semi abbandono, anche se un recente articolo del Messaggero (5 ottobre scorso) ha annunciato una prossima sistemazione e rilancio della zona, da poco acquisita dal Comune di Nemi. La parte templare arcaica è in posizione ribassata rispetto ad una “quinta” terrazzata, non lontana dal santuario, ove sorgeva il gigantesco ninfeo di Caligola. Il santuario presenta rimaneggiamenti e restauri con opus tipicamente romano che lo rimodellano, accorciandolo e allargandolo, conservando però la posizione della camera centrale che doveva ospitare il simulacro di Diana.

Gli ambienti di servizio al Tempio, a ridosso della collina

Dietro il tempio, a ridosso del monte, sono ancora presenti i resti degli ambienti di servizio. Seguendo verso il lago incontriamo il vasto terrazzamento artificiale che ospitava il ninfeo, ora coperto da vegetazione, e che presentava un emiciclo situato sopra una platea, accessibile attraverso scalinate, circondata da due portici, con colonne intonacate di rosso e peperino grigio. Da lì si doveva godere una vista mozzafiato sullo specchio d’acqua di Nemi. Sotto l’area del ninfeo sono poste grandi nicchie semicircolari, ancora erette, che accoglievano sculture: sono visibili parte del pronao con l’altare votivo ed alcune colonne.  Oltre a muri, nicchie, colonne e fondamenta, sono tornati alla luce statue in terracotta, vasi con iscrizioni sacre a Diana, oggetti votivi.

L’ipotesi ricostruttiva del Ninfeo di Caligola

L’ultima campagna di scavo permetterà la ricostruzione in 3d del tempio e del ninfeo grazie alle ispezioni aeree effettuate, per la prima volta, utilizzando un drone, frutto della partnership tra Soprintendenza e Politecnici di Milano e di Monaco.

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Il grido dell’Aquila di Roma sui cieli di Londra: eccezionale scoperta archeologica nella City

Un’eccezionale scultura, probabile ornato del mausoleo di un importante personaggio romano del primo secolo dell’era volgare, è stata trovata nella City di Londra, Gli  archeologi la ritengono uno dei migliori ritrovamenti di sempre, nel suo genere, in Inghilterra. Si tratta di un’aquila in pietra calcarea che stringe nel becco un serpente. L’hanno rinvenuta l’ultimo giorno di scavo gli operai di un cantiere di un hotel vicino alla stazione della metropolitana di Aldgate; la zona è appena fuori le antiche mura della città ed è nota per essere stata luogo di sepoltura: una strada romana, infatti, corre nelle vicinanze. La scultura è altra 65 centimetri ed era in un fosso, incrostata di terra, irriconoscibile, sepolta sotto cocci di ceramica a oltre tre metri di profondità. Il rinvenimento risale a settembre. Il professor Martin Henig, uno dei maggiori esperti in archeologia romana, ha detto che l’oggetto è “la più bella scultura di un artista romano-britannico mai trovata a Londra e tra le migliori statue superstiti della Britannia romana. La sua condizione è straordinaria – ha aggiunto – e la scultura è chiara come fosse stata scolpita oggi. Tutto ciò che ha perso è la vernice superficiale, probabilmente spazzata via dai depositi del fosso”. Michael Marshall, specialista al Museum of London Archaeology ( MOLA ), ha aggiunto: “L’aquila è un simbolo classico romano e questa scoperta fornisce una nuova e affascinante visione della familiarità che avevano gli abitanti della Londra romana con l’iconografia classica. Dal 30 ottobre l’aquila è in mostra per sei mesi al Museo di Londra.

(The Telegraph, 29.10.2013)

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